Tra partecipazione e sussidiarietà, cittadini protagonisti della rinascita degli spazi pubblici

Cittalia

Riqualificazione partecipata, placemaking, governance collaborativa: nei contesti urbani internazionali si sperimentano nuovi processi partecipativi che mettono i cittadini al centro della gestione dei territori, con conseguenze positive sulla vivibilità dei quartieri e, più in generale, delle città. Non fa eccezione l’Italia, dove di recente stanno realizzandosi centinaia di piccoli e grandi esperimenti di partecipazione civica che cambiano il volto delle comunità locali e contribuiscono talvolta a risolvere nodi scottanti. È il caso di Napoli, dove l’azione di CleaNap e Friarielli ribelli ha contribuito a ripulire alcuni parchi e piazze, perlopiù luoghi simbolici di aggregazione giovanile e di quartiere, durante l’ultima emergenza rifiuti. L’iniziativa di CleaNap, nata dall’intuizione di un gruppo di studenti del centro storico, ha attirato anche l’attenzione della stampa internazionale, testimoniando la volontà dei giovani napoletani di riappropriarsi degli spazi comuni invasi dalla monnezza. Allo stesso modo, i Friarielli ribelli hanno aggregato cittadini pronti ad agire in prima persona per il recupero delle aree verdi urbane dal degrado e dall’incuria in cui versavano, con attacchi di guerrilla gardening che hanno restituito aiuole e parchi ai residenti grazie all’attiva collaborazione di negozianti, comitati di quartiere e semplici passanti armati di zappe, pale e rastrelli. 

La partecipazione per l’ambiente e il decoro urbano

Se risulta particolarmente significativo che questi interventi avvengano al sud e in un settore, quello ambientale, di gestione tradizionalmente critico a Napoli e in Campania, esperimenti simili sono stati avviati negli ultimi anni anche in altre zone d’Italia. A Savona un gruppo di mamme ha partecipato alla definizione di un progetto per riqualificare l’area verde di Piazza delle Nazioni, antistante le scuole primarie De Amicis e Astengo. Dopo aver interagito con il comune per migliorare un piano già esistente, che prevedeva la piastrella tura della piazza, le mamme si sono riunite in un comitato che ha presentato un progetto per l’installazione di nuovi giochi e panchine, finanziato dalla Fondazione De Mari-Cassa di Risparmio di Savona. Anche a Roma un gruppo di genitori degli allievi della scuola Giuseppe Mazzini ha costituito il nucleo fondativo del comitato Quelli che il parco, che ha favorito il recupero del Parco Nemorense (riaperto lo scorso 2 aprile) attraverso il coinvolgimento, in fase di progettazione e gestione, di adulti e ragazzi. Tra questi ultimi, alcuni sono stati nominati Rangers del parco con l’obiettivo di controllare, assieme ad altri soci del comitato, il rispetto delle regole da parte dei propri coetanei.

Sempre nella capitale, i più giovani sono stati al centro di un’altra iniziativa che punta a favorire la partecipazione civica e l’impegno del territorio. La Scuola di manutenzione civica, realizzata da Labsus- Laboratorio per la sussidiarietà e dall’Assessorato all’istruzione della Provincia, ha promosso un percorso rivolto agli studenti dei licei Righi e Farnesina per la cura e il recupero dei propri istituti scolastici e delle aree verdi comprese all’interno degli stessi istituti. Finanziato dalla Fondazione Roma, ad una parte teorica dedicata ai principi della cittadinanza attiva il progetto ha abbinato dei momenti di intervento concreto per il rilancio degli ambienti vissuti quotidianamente dai ragazzi e, di converso, dell’intero quartiere.

A Palermo il Comitato per il bene collettivo ha lanciato l’iniziativa “Adotto una strada”, che ha coinvolto dodici famiglie residenti in via Tasso 58 a partire dal proprio marciapiede di casa reso più vivibile grazie a piante, illuminazione e qualche colpo di pennello su muri e saracinesche dato dai cittadini stessi. Gli organizzatori puntano a fare scuola in altre zone del capoluogo siciliano, dove hanno distribuito questionari per raccogliere segnalazioni e mettere in contatto persone che intendono agire assieme per la riqualificazione del proprio quartiere.

Cittadini attivi per il sociale

La partecipazione dei cittadini non si è rivelata utile soltanto per rendere vie e piazze più pulite e vivibili ma anche per favorire una maggiore inclusione delle fasce più disagiate. È il caso di Rovereto, dove la partecipazione di volontari locali, associazioni cattoliche, scout, carabinieri in pensione e Croce rossa ha favorito l’apertura di un dormitorio pubblico che ha offerto riparo per quasi cinque mesi, facendo registrare oltre duemila pernottamenti in totale. Il progetto è stato realizzato grazie ad un contributo economico della Caritro ma anche grazie al sostegno offerto da iniziative come lotterie o raccolte fondi svoltesi durante i mercatini di Natale.

A Mordano, in provincia di Bologna, la partecipazione degli anziani per liberare le strade cittadine dalla neve nel marzo 2010 in occasione del carnevale cittadino è stato il primo passo per una collaborazione tra amministrazione locale e l’associazione “Mordano – Burbano : diamoci una mano”, che ha coinvolto gli anziani in una serie di lavori di cura e recupero di aree pubbliche. Manutenzione dei giochi per i bambini, ristrutturazione di muretti e cancelli davanti alle scuole ed altri piccoli interventi per il decoro urbano hanno favorito una nuova inclusione lavorativa degli anziani, per una media di 35 ore settimanali di lavoro complessive.

L’assistenza alle fasce più deboli della popolazione è stata realizzata ad Imola attraverso l’originale iniziativa del Condominio solidale, che ha consentito un’assistenza costante ma non invasiva per numerosi anziani del territorio, con un forte risparmio di costi rispetto alla sistemazione in case di riposo. Promosso dal Consorzio per i servizi sociali di Imola, il progetto ha consentito a persone anziane ancora autosufficienti di vivere in appartamenti autonomi e di essere assistite costantemente da un team medico e infermieristico, con l’ausilio di assistenti sociali anche residenti nella stessa struttura.

La collaborazione tra vecchi e nuovi residenti si è rivelato un fattore di crescita a Perugia, Ravenna, Marsciano, Vergiate e negli altri comuni che hanno aderito all’originale progetto di autocostruzione “Un tetto per tutti”, promosso da Alisei per risolvere i problemi di disagio abitativo condivisi da famiglie italiane e straniere.
In collaborazione con professionisti e consulenti, i futuri proprietari si sono impegnati direttamente nell’attività di costruzione della propria casa attraverso un percorso condiviso in grado di abbattere di oltre il 70% i costi dell’immobile, grazie anche all’utilizzo di materiali e tecniche semplici o a basso costo.

La partecipazione dei residenti è stata un elemento decisivo per la crescita turistica di Cerreto Alpi, frazione di Collagna in provincia di Reggio Emilia che ha combattuto lo spopolamento del borgo antico attraverso un’iniziativa di coinvolgimento promossa dalla cooperativa Briganti di Cerreto che ha posto le basi per la rivalutazione delle tipicità del territorio. Quasi tutti i residenti, in particolare i più giovani, sono stati coinvolti nella definizione di percorsi e itinerari turistici che puntano a condividere storia locale e tradizioni con i visitatori, il cui numero è aumentato ad oltre 14mila unità, con notevoli benefici per la crescita delle attività della cooperativa e, più in generale, di tutto il territorio.

Dalla crisi un’opportunità per la partecipazione urbana

Ma come mai proprio in questo particolare momento storico si assiste in Italia ad un aumento della partecipazione civica? “Probabilmente – spiega il professore Christian Iaione, caporedattore centrale di Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà - perché siamo ad uno di quei tornanti della storia in cui un nuovo paradigma culturale, sociale, economico e politico sta soppiantando il vecchio paradigma e questo cambiamento di paradigma è forse scaturito dalla crisi economica del 2008”. Se il globale e il locale si incrociano in forme totalmente inedite, grazie alle nuove tecnologie che aiutano a rendere immediatamente replicabili esperienze di altri paesi in altri luoghi, l’Italia è riuscita a realizzare iniziative interessanti   ”grazie ai vastissimi giacimenti di risorse civiche, culturali e imprenditoriali di cui dispone a livello di comunità”. “Nonostante la sostanziale assenza di una coerente visione politica ed economica a livello centrale – prosegue Iaione - abbiamo piccoli e medi imprenditori che si ingegnano ed elaborano nuovi prodotti o processi produttivi e portano avanti l’export italiano, così come a livello locale abbiamo comuni, associazioni e singoli cittadini che si organizzano per risolvere con soluzioni innovative problemi di interesse collettivo nelle comunità di riferimento”.

Una tendenza che lega il nostro paese ad esperienze innovative realizzate nei nord e nei sud del mondo, dai processi di urbanistica partecipata realizzati in India, Brasile e Usa alle iniziative di valorizzazione dei graffiti, dal World Project di Mumbai  fino a Williamsburg, a New York, con ricadute positive sulla crescita economica e turistica oltre che per la vivibilità delle aree interessate. “Il nostro paese procede a velocità multiple – sostiene Iaione - E’ vero che sotto tanti profili siamo indietro ma, pur non riuscendo ad avanzare alla stessa velocità come sistema, ci sono delle punte d’eccellenza abbastanza diffuse che se messe in rete potrebbero consentire all’intero paese di procedere ad una velocità pari, se non superiore, ad altri paesi”. Assunto valido anche per la partecipazione locale ma il rischio è che molto spesso l’azione diretta dei cittadini avvenga non solo per intervento volontario ma anche per colmare carenze del pubblico e garantire la gestione di interventi e servizi che le amministrazioni locali non sono in grado di realizzare da sole.  “Sicuramente i due profili non sono scissi fra loro ma l’elemento che manca è la consapevolezza che i problemi di interesse collettivo, a livello locale, sono ormai così complessi che non si può più sperare di affrontarli e risolverli senza un’alleanza strategica tra poteri pubblici e cittadini - afferma il caporedattore centrale di Labsus -.  Molto spesso la scintilla che accende l’intervento dei cittadini non scaturisce da un’inerzia amministrativa, ma dalla consapevolezza che l’intervento dei cittadini è in grado di offrire soluzioni innovative ed efficienti a problemi collettivi complessi ed endemici non imputabili sempre o solo alla pubblica amministrazione”.

I nuovi meccanismi di partecipazione promuovono alleanze strategiche fra risorse civiche e pubbliche capaci di favorire la rinascita del community spirit locale e, più in generale, di migliorare il concetto di politica e bene pubblico in Italia. “Far partecipare persone con opinioni e origini diverse ai processi decisionali così come al governo degli spazi pubblici - conclude Iaione – contribuisce a ricostruire il concetto di bene comune in maniera radicalmente diversa da quanto farebbero politici e amministratori da soli. Con una collaborazione più stretta tra cittadini e pubblica amministrazione,  i processi decisionali e la gestione della cosa pubblica si arricchiscono di competenze, esperienze, conoscenze e risorse altrimenti impossibili da intercettare nei processi guidati dall’alto”.

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Data di creazione della pagina: 2011-09-28 12:50:14
Data di modifica della pagina: 28-09-2011