Stati generali della Comunicazione pubblica e istituzionale in Italia e in Europa |
Bologna, Palazzo Re Enzo 6|8 ottobre 2008 |
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Tavola rotonda 7 ottobre ore 14.30
Tra postdemocrazia e governo inclusivo dei beni comuni: quale futuro per le esperienze innovative e partecipative attivate nei territorio nell’ultimo decennio?
Il contributo della comunicazione pubblica, degli Enti Locali, di cittadini e imprese
Quando si parla di nuove frontiere della comunicazione pubblica c’è un sostanziale accordo tra gli esperti e gli addetti ai lavori nell’indicare il tema della partecipazione come un asse portante per raggiungere quegli stessi obiettivi assegnati alla disciplina “madre”.
Ma cosa intendiamo per partecipazione? E’ necessario chiarire e distinguere i diversi approcci.
Da una parte il concetto di partecipazione inteso come modalità diversa, rispetto a quelle così dette tradizionali della democrazia rappresentativa, per costruire, realizzare e verificare le politiche pubbliche includendo nel processo decisionale gli stakeholders ed i cittadini.
D’altra parte l’inclusione dei cittadini viene annoverata tra i “nuovi diritti” dei quali quello all’informazione costituisce la necessaria precondizione. In questo caso si può leggere la partecipazione come un obiettivo a sé, cioè come un risultato da perseguire per accrescere il “capitale sociale” e ricostruire da un lato, quel tessuto fatto di relazioni e solidarietà che nelle società moderne si è andato via via smarrendo, dall’altro il legame di fiducia tra cittadini e pubbliche amministrazioni anch’esso fortemente indebolito.
La distinzione non è puramente accademica, può invece essere utile per cercare di leggere i progetti e le iniziative che, su queste basi, si sono o si stanno realizzando.
Negli ultimi dieci anni in Italia, e soprattutto nei territori e grazie ad iniziative di Enti Locali, Associazioni e vari portatori di interesse, sono state attivate e sperimentate diverse modalità di coinvolgimento dei cittadini.
Queste esperienze, con il loro bagaglio di buone pratiche, ma anche e di errori e di insuccessi dai quali imparare, richiedono un lavoro di razionalizzazione e di integrazione per uscire dalle dimensioni sperimentali ed affermar le pratiche partecipative come nuovi standard per fornire alle pubbliche amministrazioni maggiori capacità di analisi, progettazione, decisione e realizzazione delle politiche pubbliche.
Consolidare e standardizzare maggiormente i processi e gli strumenti partecipativi, richiede in primo luogo chiarezza e risolutezza rispetto ad una serie di elementi quali l’esplicitazione obiettivi che ci si pone, la chiarezza sui ruoli degli attori coinvolti, le competenze e gli strumenti a disposizione, l’applicazione omogenea, integrata e trasversale ai diversi settori, un maggiore utilizzo degli strumenti di e-goverment ed e-democracy.
La vera sfida pare oggi proprio questa: integrare l’esistente, portare a sistema le esperienze, trovare il modo di mettere in relazione i vari attori, pubbliche amministrazioni, associazioni,cittadini, metticciare le diverse competenze, confrontarsi e mettere in comune risorse.
L’incontro- tavola rotonda del 7 ottobre intende essere un momento di confronto per andare nelle direzioni sopra auspicate, mettendo attorno ad un tavolo associazioni, enti locali, esperti per un confronto sulle esperienze sviluppate.
Coordina:
Paolo Tamburini, Consigliere nazionale Comunicazione Pubblica
Intervengono:
Gregorio Arena, presidente del Laboratorio per la sussidiarietà-Labsus, già Presidente di Cittadinanzattiva
Emilio D’Alessio, Presidente Coordinamento italiano Agende 21 locali, Ass. Comune di Ancona
Valter Baruzzi, Direttore Scientifico di Camina
Alberto Magnaghi, Rete nuovo municipio, Università di Firenze
Walter Sancassiani, Ricercatore Focus Lab |
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| notizia pubblicata il 8/10/2008 10:01 |
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